22 Settembre 2020
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Una Fiorentina tutta da rifare. Ecco cosa non va

01-03-2011 09:10 - Redazione sportiva
La partita di domenica a Bari ha detto che il progetto tecnico messo in piedi dai Della Valle e condotto per cinque anni dalla coppia Corvino-Prandelli è finito. Succede: lascia sì ai fiorentini il ritorno in Europa, in Champions, grandi emozioni, ma anche un esaurimento che forse non era facile prevedere. Certo che questa sua ultima edizione, la sesta, è stata tanto grigia e deludente da apparire poco di più che un´agonia. La squadra vista domenica non aveva niente di quella che aveva giocato e vinto a Eindhoven, resistito all´Everton, battuto il Liverpool due volte in Champions dove ha messo sotto anche Lione e Bayern. Questa Fiorentina niente ha nemmeno della Fiorentina che in tanti campionati era riuscita ad arrivare davanti alla Roma e al Milan. Esattamente un anno fa qualcosa le si è rotto dentro. C´è voluto un anno per riconoscerlo, forse proprio per troppa passione. Nessuno voleva mettere in un cassetto quella Fiorentina, un atto d´amore encomiabile ma oggi evidentemente sbagliato. Ora restano due mesi per mettere tutto sotto esame, senza far sconti a nessuno, per capire come progettare la ricostruzione, come immaginare il rinascimento viola.

Società - Nel grigiore e nella progressiva crisi di rapporto fra la Fiorentina e Firenze ov­viamente c´è una responsabili­tà diretta da parte della Pro­prietà prima e della dirigenza poi. Iniziamo però con una pre­messa assolutamente indispen­sabile: i Della Valle sono l´uni­ca certezza al momento esi­stente. Nessuno può onesta­mente metterli in discussione se prima non mette sul tavolo una soluzione alternativa. Qualche mese fa Diego Della Valle ci disse: « Se avete una persona, un gruppo, in grado di far meglio di noi, pronta a por­tare la squadra più in alto ma­gari lasciandoci un piccolo po­sto, vi diamo l´incarico per aprire una trattativa». Confes­siamo di non averla trovata e di non vederla all´orizzonte. Ma questo niente toglie agli sbagli che sono stati fatti anche dai fratelli Della Valle. Possono aver avuto tutte le giustificazio­ni del mondo: possono essersi sentiti traditi da Prandelli e dalla città, possono mettere sul tavolo il loro progetto di Citta­della dello sport disatteso dai politici, ma restano gli errori commessi sul terreno della co­municazione da parte loro e dei loro collaboratori. Possibile che ancora si aspetti l´appunta­mento di maggio ( così è stato promesso dal presidente An­drea ancora dimissionario) per il ritorno al suo posto? Possibi­le che si sia assistito indifferen­ti al progressivo allontanamen­to della squadra dalla città, dai tifosi, dai media? Sappiamo che sotto la superficie i Della Valle stanno ancora lavorando e lot­tando per trovare la soluzione ai tanti problemi e scommettia­mo che ce la faranno, ma da tempo è venuto il momento di parlare alla gente. La maggio­ranza aspetta solo un cenno per tornare a credere a un proget­to, un´idea della quale innamo­rarsi. La verità è che non è più il tempo di delegare bensì quel­lo di riprendere in mano la si­tuazione.

Mihajlovic - Siamo stati fra quelli che hanno detto: Mi­hajlovic è il minor colpevole di quanto sta accadendo. Lo confermiamo, allora aveva una squadra dimezzata da­gli infortuni. Ma adesso pu­re lui entra nel cono di luce delle cose che devono essere messe in discussione. Final­mente sono rientrati Monto­livo, Mutu, sta tornando Vargas, è stato acquistato Behrami ed è tornato in gruppo D´Agostino, anche Natali scende regolarmente in campo ma quello che si è visto a Bari è più o meno (forse addirittura meno) quello che si era visto nei tanti giorni neri di questa stagione. All´aeroporto pri­ma di tornare verso Firenze abbiamo incontrato un uomo furente e a un tempo prova­to. Per lui deve essere insop­portabile verificare che la Fiorentina, la sua Fiorenti­na, non gli assomiglia affat­to. E´ totalmente priva di personalità. Ha aperto la porta a Mutu e il romeno in­vece che dare una svolta, ap­pare controproducente; ha dato il centrocampo total­mente in mano a Montolivo mettendo in un angolo D´Agostino e il capitano re­sta anonimo; ha cambiato la propria squadra tante volte da far girare la testa, ma al­la fine si è trovato la squa­dra di Bari: un disastro. Una Fiorentina di nessuno che sta lì, lontana dalla retroces­sione ma lontana anche dal­l´ultimo vagone Europa. Forse è vero, gli è stata data una squadra che già era un guscio vuoto ma lui non è stato capace di riempirlo. Ora, siamo sicuri, prenderà questo gruppo e lo metterà contro un muro, tutti senza passato. Forse darà l´esem­pio e Mutu finirà in panchi­na, riproporrà gli esterni ma prima di tutto ha l´obbligo di dimostrare di essere capace di imporre una svolta. Non è in bilico il suo presente ma lo è il suo futuro.

Corvino - Ha il merito di essere rimasto lì sempre, ad occuparsi anche di quel­lo che non lo riguarda. Ha lavorato benissimo sul set­tore giovanile, se fosse di­peso da lui del caso Mutu avrebbe dovuto occuparsi la Roma, non sarebbe pro­babilmente arrivato Felipe, magari avrebbe tenuto pu­re qualche eccellente par­tente di questi anni (Balza­retti, Pazzini), però la firma su tutto quello che è succes­so è anche sua, dunque ne risponde integralmente an­che di arrivi e immediate ripartenze. Forse non era così facile dire: il ciclo tec­nico è finito. Ci voleva co­raggio e l´addio di Prandel­li un po´ lo ha spiazzato. Gli acquisti di Behrami e di Bo­ruc confermano quello che nessuno può onestamente mettere in discussione, ov­vero che sia un eccellente operatore di mercato però è lui, solo lui, l´uomo di cal­cio che può intervenire per indirizzare le linee strategi­che dei Della Valle. Sua è indiscutibilemente poi la scelta di Mihajlovic, nel be­ne e nel male e quindi a Si­nisa è incollato nella valu­tazione complessiva della stagione. Pure lui paga la malasorte ma appellarsi so­lo a quella è sbagliato, pro­fondamente sbagliato. Se il tecnico serbo deve sfrutta­re questo finale di campio­nato per dimostrare di ave­re davvero qualcosa da dire per restare a sedere su quella panchina viola, Cor­vino ha sicuramente cre­denziali storiche importan­tissime per restare al pro­prio posto, ma deve dimo­strare di crederci. La mag­gioranza dei fiorentini lo vuole al suo posto, ma ades­so deve sfruttare questo suo prestigio per vendere come sa vendere e compra­re come sa comprare. Rac­conti il suo progetto di squadra e, se necessario, si prepari alla rivoluzione.

Squadra - Se i Della Valle e Cor­vino mettessero tutti i giocatori vio­la sul mercato, pochissimi fra i tifo­si si risentirebbero. «Per la maglia, solo per la maglia...» cantano dalle curve, perché in questa Fiorentina non ci sono eroi, non ci sono incedi­bili. Magari Jovetic che è assente, forse Frey pure lui lontano dal campo e Behrami che è appena ar­rivato ed è apparso, per combattivi­tà e impegno, rispetto ai compagni un vero marziano. Infine Campore­se l´unica nota lieta di questo gri­gissimo limbo e il vecchietto Santa­na. Fine. Bari è stato lo spartiacque. Una volta veniva detto: i campioni non si toccano, ma ora a Firenze non è più così. Sono stati proprio i giocatori più importanti a manca­re. Disperso Vargas, assente ingiu­stificato Marchionni, irriconoscibi­le Mutu, spento Montolivo, sul ban­co degli imputati i difensori, som­merso di fischi (sinceramente an­che troppi) Cerci, per certi aspetti imperscrutabile D´Agostino ma ol­tre un mese fuori. E Gilardino? Lui come Montolivo e Vargas appaiono distanti, lontanissimi. Sono tutti sotto esame perché solo chi ci cre­de, chi ha voglia, deve restare nel prossimo progetto tecnico. C´è bi­sogno di entusiasmo non di rasse­gnazione e fastidio per una squadra che a qualcuno appare... stretta. La Fiorentina non ha bisogno di gioca­tori che restano per grazia ricevuta. A Bari i vari Mutu, Gilar­dino, Montolivo hanno dimostrato di non essere riusciti a battere il Bari, quel Bari, una squadra som­mersa dagli sfottò dei propri tifosi, una squadra in ginocchio e che ave­va subìto prestissimo un gol che la costringeva a rischiare e a lasciare spazi enormi. Mihajlovic ha fatto a pezzi il niente psicologico del suo gruppo ma se questo ultimo perio­do deve servire a scegliere con chi fare il prossimo giro di valzer, allo­ra sono proprio i campioni a meri­tare di andare, adesso, a fare tap­pezzeria e di finire sul mercato e giugno. Ljajic è un ragazzo, merita un po´ più di attenzione, però pure lui con tutte le cautele del caso de­ve dimostrare di saper chinare la schiena. Il campionato non è finito e tutti dovranno mettersi in discus­sione e smetterla di far conto con il proprio passato.

Alessandro Rialti - Corriere dello Sport-Stadio

Fonte: violanews.com



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