Fiorentina dal salotto di casa? Comodità che sa di tradimento

25-07-2010 -

Andare allo stadio, siamo franchi (anzi Franchi), è ormai un romantico sacrificio, un atto d´amore verso la squadra. E anche verso se stessi e la propria storia — più o meno lunga — di appassionati, eccitati e a volte anche indignati spettatori. Andare allo stadio significa partecipare, cioè fare parte dell´avvenimento e perfino del gioco, assorbirne le emozioni, perdere un dettaglio senza possibilità di recuperarlo o senza neanche saperlo, vedere qualcosa in più o qualcosa in meno, ma essere comunque là dove si vuole essere per vivere umanamente la partita nel modo più classico e più diretto, a contatto con la propria squadra e con ciò che trasmette — gioie e dolori, di qualunque cosa si tratti — nel momento stesso in cui tutto nasce e là dove nasce. Rinunciare a questo fascino — e per gli intenditori o per coloro che ritengono di esserlo, rinunciare anche ´´alla visione globale del gioco´´— per mettersi davanti alla tv è un atto di comodità che sfiora il tradimento e che alcuni, infatti, vivono come tale, con un sottile eppure martellante senso di colpa, quasi si sentissero volontariamente declassati a un rango minore.Ma bisogna riconoscere anche le buone, a volte ottime ragioni, di chi invece si è ritirato dallo stadio e giustifica la sua scelta, il suo passaggio da spettatore a telespettatore con un serie di ragioni ineccepibili che non procurano sensi di colpa, ma semmai motivi di vanto. È la categoria di coloro ´´che hanno capito tutto´´, o credono di averlo fatto, e che si sentono al passo con i tempi.Lo stadio, in effetti, è diventato un posto scomodo, inadeguato, quasi irraggiungibile, esposto al caldo dei feroci orari estivi, al freddo delle ciniche notturne invernali, all´acqua delle giornate di pioggia. Un luogo che non invita ma semmai tende a respingere, ad allontanare: senza parcheggi, senza comodità, senza una buona visibilità dalle due curve, con filtraggi, prefiltraggi, tornelli e ritornelli, con prezzi che — anche se ribassati — rimangono alti soprattutto se paragonati a quelli sempre più convenienti delle offerte televisive che, in tempi di restrizioni, di conti da fare con le proprio tasche e così via hanno un loro più leggero e sostenibile peso.
Andare allo stadio significa affrontare molti disagi pur di esserci, mettersi davanti alla televisione comporta invece molti vantaggi. La tv ci esonera da ogni fastidio (il pasto affrettato, il parcheggio lontano, il mezzo pubblico affollato, il percorso obbligato, il tifoso avversario e tutto il resto), offre il risparmio, la comodità della poltrona, la tempestività con cui «infallibilmente» sopraggiunge il replay, la cattura implacabile dell´attimo fuggente imprigionato per sempre dalle telecamere. Scegliendo la tv, si spende meno e se ne sa di più (potrebbe essere uno slogan?) ma anche questa medaglia ha il suo rovescio: si rinuncia al proprio ruolo di tifosi da prima linea, si perde la visione d´assieme, non si può scegliere dove e cosa guardare e spesso si deve sopportare una ´´prima voce´´ che non piace, una ´´seconda voce´´ che dice e non dice, un commento che non si gradisce. Possiamo eliminare il tutto togliendo l´audio, ma così neghiamo alla partita, che già arriva più fredda, anche il calore della voce. La sua voce, non quella del telecronista di turno.Andare allo stadio o guardare la tv? «Fate il vostro gioco», direbbe, indifferente, il croupier.

Sandro Picchi - Corriere Fiorentino

Fonte: violanews.com